Cell. +39 333.8604095

Moltissimi amano mangiare la frutta secca, ma non tutti sanno che, oltre ad essere buona, è anche salutare.
Eccone qualcuna:
Noci = sono ricche di acidi grassi polinsaturi che aumentano il colesterolo “buono” e proteggono dalle malattie cardiovascolari.
Mandorle = oltre agli acidi grassi polinsaturi, contengono un alto contenuto di fibre, utili nei casi di stitichezza, e sono ricche di minerali, in particolare calcio e magnesio. Inoltre sono una buona fonte di vitamina E, che è un potente antiossidante.
Nocciole = contengono acidi grassi polinsaturi e alti livelli di acido folico. Per questo motivo è bene consumare nocciole, oltre al resto della frutta secca, anche in gravidanza, poiché partecipano alla corretta formazione del tessuto cerebrale e del sistema nervoso del feto.
Per evitare di introdurre un eccesso di calorie è bene consumare la frutta secca lontano dai pasti, magari durante uno spuntino, accompagnata al massimo da un frutto.
Una porzione al giorno, senza esagerare, permette di sfruttare al massimo le sue proprietà.
La frutta secca è un' ottima fonte di energia concentrata e proprio per questo è consigliata anche nell’alimentazione di uno sportivo.
Oltre alla frutta secca, da consumare sempre con moderazione considerato il suo apporto calorico, è buona abitudine arricchire la nostra alimentazione anche con un po’ di semi, piccoli, ma tanto preziosi.
E' possibile consumarli in diversi modi: all’interno di insalate, nello yogurt o anche da soli come snack di metà mattina o pomeriggio.
Qualche esempio:
Semi di girasole = contengono alti livelli di vitamine del gruppo B e aiutano a contrastare l’anemia.
Semi di papavero = hanno un effetto sedativo e calmante sul sistema nervoso, per questo sono considerati rilassanti e antistress.
Semi di sesamo = migliorano la memoria e la capacità di concentrazione, sono un’ottima fonte di calcio e di ferro e rafforzano il sistema immunitario.
Semi di zucca = sono un’ottima fonte di vitamina E, inoltre risultano efficaci contro i parassiti intestinali.

( dall’articolo: “Flebite, periflebite, panniculite…una riflessione…sulla terra di mezzo” di Chiara Bucherini, Juliana Mourao Pires, Eugenio Bucherini, pubblicato sul n.1 2015 di Nautilus)

 La patologia venosa ha una vasta diffusione nei paesi occidentali...Il sesso femminile sembra essere colpito due o tre volte più frequentemente di quello maschile... Nella sintomatologia o nel gonfiore di un arto inferiore il comune denominatore è spesso caratterizzato da insufficiente ritorno venoso del sangue al cuore con presenza o meno di alterazioni organiche.
Un fattore di rischio importante per l’insorgenza e/o aggravamento della sintomatologia dolorosa dell’arto inferiore, in genere, e soprattutto del sistema venolinfatico è rappresentato dall’obesità, dovuta ad un eccessivo peso corporeo…
Il sovrappeso agisce in modo diretto sul distretto veno-linfatico degli arti inferiori aumentando la ritenzione idrica, molto più di quanto si osservi nei soggetti magri o normotipi. Inoltre la difficoltà respiratoria, per l’aumento della pressione endoaddominale, dovuto alla grande quantità di cellule adipose presenti nell’addome (intestino), fa sì che venga notevolmente rallentato il deflusso di sangue dagli arti inferiori, particolarmente quando il soggetto assume una condizione ortostatica passiva. Questo si verifica quando alla condizione di obesità, spesso acquisita nella vita adolescenziale o nella vita adulta, si associa una scarsa attività fisica...
Volendo elencare le concause dei disturbi rilevati agli arti inferiori e responsabili di tali alterazioni, oltre alla obesità, ai disturbi alimentari e alla predisposizione familiare già sopradescritta, si associano frequentemente fattori ormonali presenti nella pubertà, gravidanza, menopausa
e l’uso di contraccettivi orali. Inoltre incide anche lo stile di vita come la scarsa attività fisica, la sedentarietà, il fumo, l’abbigliamento fatto da abiti aderenti o scarpe con tacchi molto alti, oppure professioni che richiedono una prolungata stazione eretta (es. commessa, parrucchiera…)
o professioni che svolgono le loro attività in ambienti caldo-umidi (es. fornaio, cuoco...) o particolari attività sportive agonistiche tipo il sollevamento pesi, il canottaggio e l’equitazione...
I sintomi riferiti a volte possono essere intermittenti, persistenti, lievi o solo in rari casi invalidanti. Gli arti colpiti spesso si presentano caldi e dolenti...
Nel novero dei fattori di rischio non va comunque dimenticato il ruolo della postura e l’atteggiamento abituale che assumiamo in certe situazioni del quotidiano, come accavallare le gambe… Nella valutazione posturale della sintomatologia è importante descrivere anche una storia anamnestica ben definita che va dai trattamenti odontoiatrici, a quelli ortopedici (plantare, busto, scarpette, protesi, ginnastica correttiva, occhiali da lontano e da vicino, lenti a contatto, correzione ortottica etc), a scivolate banali, fratture, distorsioni di caviglie, traumi, cefalee, emicrania, instabilità (non sindromi vertiginose), scoliosi, etc.
…Oltre al trattamento farmacologico sopra riportato, utile soprattutto nelle componenti con alta risposta flogistica, è fondamentale associare buone abitudini di vita: camminare tutti i giorni un’ora a passo svelto, nuotare, andare in bicicletta o fare la cyclette sono norme da incentivare, come utilizzare abbigliamento e calzature adeguate ed evitare indumenti troppo stretti, scarpe con tacco di 3-4 cm (oltre ai tacchi alti sono sconsigliate anche le suole piatte). Vanno inoltre adottate le misure igieniche adeguate come evitare il bagno in acqua troppo calda, sauna e/o bagno turco, preferire una doccia o un idromassaggio con getti di acqua tiepida e fredda alternati, evitare cerette a caldo e strappi violenti sulla cute, evitare durante i viaggi di rimanere a lungo immobili nella stessa posizione, soprattutto se si è in treno o in pullman è opportuno alzarsi spesso e camminare; in auto fare delle soste periodiche e se ciò non è possibile cercare di allungare o muovere spesso le gambe, e bere acqua frequentemente lungo il viaggio.
Infine è necessario seguire una corretta alimentazione cercando in particolare di consumare alimenti ricchi di vitamine (in particolare la vit. C che e vaso protettore) e sali minerali quali frutta (in particolare arance, ananas, kiwi, frutti di bosco) e verdura, aumentando il consumo di cibi ricchi di fibra per evitare la stipsi che influisce sulla pressione intra-addominale. E’ buona norma bere molta acqua, come sopra già riferito, per favorire l’eliminazione dei liquidi in eccesso e limitare l’assunzione di alcool e di caffè oltre a ridurre il consumo di cibi fritti e iperlipidici. ...

Durante il primo anno di vita arriva un momento in cui, a poco a poco, ogni bambino passa da un'alimentazione esclusiva a base di latte, materno o artificiale, e inizia ad assaggiare le “pappe”.
Si parte, di solito, con la frutta poiché il dolce è un gusto che si apprezza fin dalla nascita e che fa parte delle nostre preferenze innate; in questo modo è più facile abituare il bambino a nuovi sapori.
Proprio per lo stesso motivo le verdure più dolci come carote, zucca, patate, e zucchine sono le prime che s'introducono nella dieta del lattante.
Con il passare del tempo la fatica più grande per ogni genitore è proprio quella di far mangiare frutta e verdura ai propri figli.
Non è sempre facile far sì che un bambino mangi ogni giorno la giusta dose di carboidrati, proteine e grassi, ma con una corretta educazione alimentare può essere un po’ più semplice.
Ecco alcuni consigli:
- dare il buon esempio: ogni bambino impara imitando gli adulti che gli stanno intorno, perciò è molto importante che anche i genitori mangino in modo salutare; quando ci si siede a tavola tutti dovrebbero consumare lo stesso piatto e non far mancare mai una giusta dose di verdure;
- coinvolgere il bambino nella preparazione del piatto;
- proporre le verdure a inizio pasto, quando il bambino ha più fame, e cercare di presentarle in maniera simpatica;
- consumare frutta e verdura di stagione;
- riproporre i cibi che vengono rifiutati: non forzare in maniera eccessiva il bambino a mangiare una pietanza che non desidera per far sì che il pasto rimanga un momento piacevole da condividere con la famiglia ed evitare traumi legati all’alimentazione.
Davanti ad un iniziale rifiuto per un alimento nuovo, non eliminarlo dalla dieta, ma continuare a riproporlo dopo un paio di giorni, magari con un cibo che risulta già gradito.

Il colesterolo è un lipide (grasso) indispensabile per il nostro organismo, poiché è coinvolto nella digestione e assorbimento dei grassi, è la base per la sintesi di alcuni ormoni, come ad esempio quelli sessuali, e soprattutto è un componente essenziale della membrana cellulare.
E’ prodotto per la maggior parte dal nostro organismo, e in particolare dal fegato, mentre solo una piccola percentuale deriva dai cibi che mangiamo.
Le principali fonti alimentari di colesterolo sono tutti quegli alimenti che si ottengono dagli animali (carni, uova, latte, formaggi), mentre non è presente nel mondo vegetale.
Il colesterolo può essere scomposto in quello “ buono ” (Hdl) e in quello “ cattivo ” (Ldl).
Il colesterolo Hdl (Lipoproteine ad elevata densità ) viene considerato “buono” poiché sembra ridurre il rischio di infarto e l’insorgenza di malattie cardiovascolari; il suo compito è quello di prelevare il colesterolo in eccesso, presente nel sangue e nelle cellule, e di condurlo al fegato. I suoi valori possono essere incrementati riducendo il peso in eccesso e incrementando l’attività fisica.
Il colesterolo Ldl ( Lipoproteine a bassa densità ) svolge la funzione opposta all’ Hdl, ossia porta il colesterolo alle cellule; se però in circolo ci sono già elevati livelli di colesterolo, il colesterolo Ldl tende a rimanere nel sangue e a depositarsi sulle pareti delle arterie, diminuendo il loro diametro e rendendole, con il tempo, sempre più strette, fino talvolta ad occludersi.
Livelli elevati di colesterolo si correlano con un aumento delle malattie cardiovascolari; per cercare di prevenirle è importante, perciò, seguire una corretta alimentazione:
- preferire cibi e condimenti di origine vegetale, poveri di grassi saturi che contribuiscono ad aumentare i livelli di colesterolo
- aumentare il consumo di pesce, fino a 3-4 volte la settimana e limitare invece il consumo della carne
- limitare il più possibile l’utilizzo di burro, strutto e margarine
- non eccedere nel consumo di salumi e formaggi, massimo 2 volte a settimana, e preferire, comunque, quelli a minor contenuto di grassi
- aumentare il consumo di legumi
- consumare non più di due o tre uova alla settimana.